Google, multa da 2,4 miliardi di euro dalla Commissione Europea

La Commissione Europea ha inflitto a Google una sanzione da 2,42 miliardi di euro per abuso di posizione dominante: una sanzione che per entità rilevanti non si “vedeva” dal 2009, quando a finire nel mirino delle accuse di posizioni dominante fu Intel, con multa per 1,06 miliardi di euro.

Come prevedibile, dalle parti di Mountain View non sono affatto d’accordo con tale valutazione. “Non siamo rispettosamente d’accordo con le conclusioni annunciate oggi” – affermano cordialmente da Google, per poi aggiungere che “rivedremo la decisione della Commissione in dettaglio in quanto stiamo considerando di fare ricorso, e continueremo a perorare la nostra causa”. Ma per quale motivo la Commissione ha scelto di multare Google?

Nel dettaglio, la Commissione afferma che Google avrebbe sistematicamente dato maggiore risalto al proprio servizio di comparazione degli acquisti. Quando un utente cerca su Google un prodotto, il suo servizio di shopping gli propone diverse possibilità accanto ai risultati in alto, in posizione molto visibile. Di contro, i servizi di comparazione degli acquisti da parte dei ricavi sono lasciati nella colonna dei risultati generici, selezionati dagli algoritmi generici.

Per la Commissione, “le prove dimostrano che il competitor messo maggiormente in risalto compare soltanto a pagina 4 dei risultati”. Ben noto, però, che i consumatori cliccano molto più spesso sui risultati più visibili, e dunque su quelli sponsorizzati da Google. I numeri, spiega la Commissione, non lascerebbero spazio ai dubbi: i risultati della prima pagina guadagnano il 95% di tutti i click, quelli sulla seconda solo l’1%.

“La strategia usata da Google per i suoi servizi shopping non era solo attrarre gli utenti rendendo i suoi prodotti migliori di quelli dei rivali. Google ha invece abusato della sua posizione dominante sul mercato della ricerca per promuovere il suo servizio di comparazione dello shopping nei suoi risultati, declassando quelli dei suoi concorrenti. Quello che ha fatto è illegale per le regole antitrust” – aggiunge la Commissione.

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