IPO, è già finito l’interesse per le matricole?

grafico tradingDopo il passo indietro (invero, un po’ brusco) di ItaliaOnline e Intercos, ritiratesi dalla corsa per sbarcare sui listini regolamentati italiani, a Milano e nel resto d’Europa sembra essersi rapidamente sgonfiato l’interesse per le operazioni di prima quotazione.  E così, dopo che nei primi nove mesi dell’anno, a livello mondiale sono state 851 le ipo realizzate (in incremento del 49% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), con una raccolta complessiva di 186,6 miliardi di dollari (+ 94% a/a), ora il trend sembra essersi arrestato.

Eppure, il primo periodo dell’anno aveva fatto ben sperare anche nei confini a noi più vicini. A livello europeo sono stati nove mesi di grande passione, con raccolta pari a 40,3 miliardi di euro contro gli 11,7 miliardi di euro dello stesso periodo del 2013, per la cifra più alta mai toccata dai 51,3 miliardi di euro del 2007, da spalmarsi su 289 diverse società (173 lo scorso anno).

Una prima avvisaglia di rallentamento la si era già avvertita nel corso del terzo trimestre quando – complice anche l’estate – si raccolse solamente 6,6 miliardi di euro contro gli 11,4 miliardi di euro del primo trimestre, e i 22,3 miliardi di euro del secondo. Ma il peggio, in fin dei conti, potrebbe non essere ancora arrivato.

Da circa due settimane ad oggi, infatti, il sentment degli investitori sembra essere radicalmente cambiato. Un cambiamento che ha coinciso con le dichiarazioni del governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che nella conferenza stampa a commento delle decisioni di politica monetaria, ha lasciato intendere come più lontana la possibilità che la Bce possa introdurre una strategia di quantitative easing sulla falsariga di quanto finora prodotto dalla Federal Reserve statunitense.

Ne è derivata un’ondata di sfiducia che non solo ha allontanato le due matricole di cui sopra allo sbarco in Piazza Affari, ma ha altresì intimorito tutte quelle società che stavano preparando un ingresso a Piazza Affari sul medio termine. E non tanto per colpa dell’Italia – che pure continua a metterci del suo – ma per colpa di un rischio Europa che sembra essere più marcato che mai, soprattutto dopo la pubblicazione dei deludenti dati macro tedeschi, e l’incrementare del rischio deflattivo…

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