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Titolo: Ciccioni contro la discriminazione - http://cicciones.blogspot.com
Pagerank:3
Descrizione:Blog che aderisce al Fat Acceptance Movement per combattere le discriminazioni ai danni di obese e obesi anche in Italia.
Categoria:Politica: Attivismo
Feed:http://cicciones.blogspot.com/feeds/posts/default
Blogger:paolo ciccione
Inserito il:October 20, 2009 10:33:10 PM
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Novità su "Cicciones"
Ciao a tutti, in seguito ad alcuni impedimenti mi è al momento impossibile continuare ad aggiornare il blog, che lascio comunque qui a disposizione per l'intera comunità dei "Cicciones" italiani, sperando che possa essere utile.

La comunità però esiste ancora ed è reperibile e contattabile sulla pagina Facebook di "Ciccioni contro la discriminazione", basta iscriversi con un clic per partecipare.

Grazie a tutti per il supporto, in particolare un abbraccio grosso come una casa a Layla, Alexia e Sabrina, anche loro attive e contattabili sulla pagina Facebook.

Abbracci obesi a tutti, a presto risentirci!!

Paolo

Sei stata/o discriminata/o sul lavoro?
Negli Stati Uniti la dimensionalità di una donna influenza direttamente la sua possibilità di trovare lavoro e, più in generale, il suo reddito. Dati non recentissimi segnalano che in quel paese l'incremento di un punto percentuale di massa grassa BMI si traduce in una riduzione dello 0,6 per cento nel reddito familiare. Per ogni punto in più di BMI, inoltre, si riduce dello 0,4 per cento il livello professionale della donna, diciamo "il prestigio" della propria occupazione.

In Italia questi dati non esistono
. Sebbene vi siano alcune formule con cui Istat e Censis si sono più volte avvicinati alla questione, nel nostro paese la discriminazione contro i ciccioni sul luogo di lavoro è semplicemente ignorata da istituzioni e sondaggisti. Solo con una forzatura possiamo credere che anche in Italia, come negli USA, la discriminazione sul lavoro colpisca più le donne degli uomini. Se lo crediamo è perché altri dati, come quelli sulla distribuzione dell'obesità nella popolazione, suggeriscono una pressione sociale alla normoforma assai più pesante per le donne che per gli uomini.

In realtà ne sappiamo pochissimo. In assenza di una rilevazione sul territorio, non è possibile formulare statistiche attendibili che pure sarebbero utili a portare in superficie questioni che riguardano centinaia di migliaia di persone. Quello che però possiamo fare è raccontare le difficoltà nelle quali ci si è imbattuti nella propria vita lavorativa e professionale a causa della discriminazione. Lo si può fare qui sotto nello spazio dei commenti, con una email al blog o con un commento su Facebook. Ma non lasciamo passare tutto questo ancora sotto silenzio.

(fonte foto)

Sondaggio/ Cari cicci, ci fate schifo

Quando un mese fa abbiamo pubblicato l'ultimo sondaggio in home page si era nel pieno di una discussione molto stimolante sul blog sull'approccio "estetico" all'obesità, sulla nostra capacità di percepire l'identità degli altri prima della loro dimensionalità, sulle aspettative di forma generate da media e così via. Il sondaggio, diciamo la rilevazione casuale sui visitatori del sito e su quelli che vi arrivano via Facebook, aveva quindi un qualcosa di provocatorio nel sintetizzare grandemente i termini di quella discussione. E i risultati hanno espresso una sintesi di notevole interesse.

Alla domanda Se vedi un ciccio/a cosa pensi? 8 persone su più di 100, vale a dire il 7 virgola qualcosa dei rispondenti, ha dichiarato "Ma che schifo!".
Si tratta di una percentuale rilevante di coloro che hanno partecipato, utenti che leggono e seguono questo blog e/o i post su Facebook, ed è in questo senso ancora più interessante, prima ancora di essere preoccupante. Qualcuno dirà che tuttosommato sono pochi, una minoranza, ma è anche una minoranza (12 per cento) anche chi ha risposto "Wow!" a quella stessa domanda. Nell'insieme sono circa il 20 per cento delle risposte.

Perché considerarle insieme? Perché da queste risposte emerge ancora pesantissima la radicalizzazione del dibattito sulla pinguedine degli umani: se c'è chi premia il ciccio/a al suo solo apparire, per il solo fatto di essere, esattamente dall'altra parte c'è chi fa lo stesso esprimendo un giudizio sulla forma, coloro a cui il ciccio/a fa "semplicemente" schifo. Ad avvicinare o essere avvicinati da una importante dimensionalità, una persona su cinque non esprime sorpresa, curiosità o quello che esprime con chiunque altro, esprime invece una sensazione, diremmo quasi un sentimento, estremamente preciso. Da lì parte per una successiva, eventuale, conoscenza della persona.

A mitigare questa radicalizzazione è il 33 per cento dei rispondenti, coloro che hanno dichiarato "Non penso nulla di particolare", una maggioranza relativa che sembra poter contribuire maggiormente ad una crescita del dibattito sull'intera questione. Chi ha risposto si è infatti interrogato e si è risposto di non avere pre-giudizi sull'opulenza dimensionale, che è forse il miglior punto di partenza, appunto, per costruire una società più accogliente e stimolante. A questi voti si possono aggiungere con una correzione anche quelli di chi ha risposto "Mmmhh, interessante!", una risposta al 22 per cento e che, viste le altre opzioni, sembra aver solleticato chi prova una attrazione istintiva verso i cicci e le cicce. Non si tratta di una risposta vicina a quella "Wow" ma, per molti versi, di una posizione antitetica: anziché rimanere a bocca aperta dinanzi al ciccio/a, chi ha risposto trova la diversità rispetto alla normoforma un ambito identitario da indagare.

Discorso a parte, infine, riguarda quei 26 utenti, ben il 24 per cento del totale, che a quella domanda hanno risposto "Oh MioDDIO dimgrisci!". Si tratta di utenti che esprimono un atteggiamento molto diffuso nella società, il fatto che qui si fermi al 24 per cento si deve probabilmente alla natura specifica di questo blog nonché alla presenza delle altre opzioni di risposta. In generale, si tratta di un atteggiamento che va oltre il pre-giudizio, perché utilizza il pregiudizio per dare forma ad un mondo intero: è l'approccio di chi ritiene che il ciccione debba e possa dimagrire, e se non lo fa è perché non sa contenersi, controllarsi o è depresso all'inverosimile, è uno sfigato o una di quelle tante zecche di cui si è lungamente parlato. E' il complemento di chi accoglie l'altro con quel "ti vedo dimagrito" che va per la maggiore, e che tutti i cicci sperimentano regolarmente.

Quei 26 rispondenti non sembrano cioè interessati alla complessità, né a comprendere l'ampiezza delle dimensioni umane, quelle psicologiche assai prima di quelle fisiche, né a mettere in discussione gli slogan diminuenti di media, moda e dietismi approfondendo l'aspetto scientifico della questione. Sono invece interessati a sintetizzare tutto il mondo di cui ci sforziamo di parlare e ridurlo ad una espressione il cui primo effetto è creare una distanza tra le persone, ed elevare la propria a detrimento dell'altra.

La speranza però, visto che su questo blog a questo sondaggio hanno risposto, è che tra di loro vi sia chi è comunque disposto a mettere in discussione certe determinazioni. E confrontarsi su queste, come sta avvenendo qui nei forum in queste settimane. Non c'è che da guadagnare dalla discussione di persone che non pretendono di aver ragione, pretendono solo di accrescere la propria comprensione del mondo. Una bella sensazione no?

I cicci nel mirino dello Yogurt
Ci pensa un produttore brasiliano ad integrare la reputazione dello yogurt, emblema del "cibo salutare", con un'arma, un vero e proprio fucile con cui bersagliare la ciccia di chi non è normoforma.

Basta dare un'occhiata alle foto della nuova campagna pubblicitaria degli yogurt Marilia per rendersi conto di cosa si sta parlando.





Sebbene nella pubblicità vi sia stata in anni recenti una maggiore presenza di cicci e cicce, seguita alla presa di coscienza del settore sull'ampiezza di questa specifica "minoranza", sono ancora numerosissimi gli spot che sfruttano luoghi comuni o facili slogan deteriori sulla ciccia per promuovere prodotti che con la dimensionalità non hanno davvero nulla a che fare. Alimentando, è proprio il caso di dirlo, preconcetti e luoghi comuni.

(fonte)

Sono grassa quanto mi pare!

L'ultimo post di Tasha Fierce è pieno di ammissioni e rivendicazioni, soprattutto però è la misura di quanto è ricolmo il vaso di chi, pur essendo ciccione, si ostina a ritenersi una persona capace di intendere e volere, e di decidere da sé per quanto possibile i propri destini. E che quindi, come ogni altra anima indipendente, finisce per sopportare sempre meno consigli non richiesti, paternalismi diffusi o quel solidale pietismo di cui si parlava di recente su queste pagine. E' un post duro, dalle conclusioni ancora più dure, e più efficaci nel rivendicare il carattere assolutamente privato del rapporto di una persona con il proprio corpo. Ho provato a tradurlo cercando di mantenerne lo spirito. Penso sia una lettura utile a tutti, tanto più in un paese come l'Italia, dove dire agli altri cosa fare della propria vita è una sorta di infezione nazionale. In grassetto i passaggi che mi sembrano più significativi.
"Sono una cattiva obesa. Non posso mentire e dire che faccio quella cosa HAES. Non faccio moto. La maggiorparte di ciò che mangio è cibo da fast food, e mangio anche quando non sono davvero affamata. Mi hanno tolto la cestifellea non solo perché avevo dei calcoli ma anche perché non mi sono mai sforzata di evitare cibi ricchi di grassi, e così ho continuato ad avere dolori. Sì, le mie analisi e i miei dati sono ottimi, ho un rischio cardiaco molto basso né ho problemi di salute a causa del grasso. Ma questo non si deve alla mia costituzione.

Quando qualcuno si vergogna del grasso, la persona che attacca la ciccia spesso si giustifica affermando la propria preoccupazione per la salute della persona grassa. Naturalmente sappiamo che queste sono cazzate. La Grassofobia non ha niente a che vedere con la salute, se qualcuno fosse davvero preoccupato non ci attaccarebbe minacciando la nostra stima in noi stessi. E migliaia di persone grasse possono testimoniare di mangiare sano e fare esercizio. Io, invece, non posso. E allora? L'argomento salute è giustificato nel mio caso? No. Perché il grasso non ha niente a che vedere con la salute. E' il cibo che mangio il punto. E' il fatto che mangio anche quando non ho davvero fame. E' l'assenza di esercizio fisico.

Ciò nonostante, non mi si dovrebbe chiedere di provare che però sto tentando di fare di tutto per non essere grassa ma CAVOLO sono ancora grassa e quindi lasciatemi in pace! Magari sono grassa per costituzione, e allora "scegli di essere grassa". Naturalmente io sarei cicciona comunque anche se mangiassi bene, non mangiassi troppo e facessi esercizio, sebbene sia possibile che lo sarei un po' meno. Ma, bada bene, non me ne frega nulla al momento. Sono lo stereotipo della persona grassa e pigra, ma ho il diritto di essere questo se è questo quello che voglio. Non rappresento il Fat Movement. Non sto tentando di essere un esempio. E, davvero, se non è accettabile essere grassi ma non-HAES allora come possiamo affermare di voler accettare chi è grasso? Stiamo solo accettando chi di sicuro fa tutto quello che deve ma rimane grasso? Noi diciamo che il grasso non è una scelta. E' sbagliato se invece lo è? Ho guadagnato circa tre chili o giù di lì (me ne accorgo da come mi vestono i miei abiti) dalla mia chirurgia semplicemente perché ho scelto di non seguire le regole. Ma questa è la mia scelta e sono certa di non dover venire scomunicata né dagli entusiasti di HAES né dai bigotti grassofobici.

Sembra proprio che quando una persona grassa viene inclusa in una discussione sui media circa il rischio salute dell'essere grassi allora debba presentare una sorta di patente che dica "Io ho abitudini sane". Io sono qui che attendo una persona grassa che si faccia avanti e dica "Sì, ho abitudini alimentari che fanno schifo, e allora?" Perché davvero non sono affari di nessuno il perché io sia grassa o cosa stia facendo per "contrastare" il grasso con scelte "sane". Non sto qua a giudicare voi e mi aspetto di non essere giudicata. Se smetto di mangiare come ora e perdo il peso che ho guadagnato non voglio sentire anatemi da chi se la prende con la perdita di peso. E' il mio corpo, il mio peso, le mie scelte, la mia salute, sono tutti affari miei".


Ciao bella, ti vedo dimagrita!
Sono poche le convenzioni sociali più offensive di quelle che girano attorno all'aspetto del corpo, così come profonda è l'ipocrisia di certi atteggiamenti di apparente cortesia. Più spesso non è malevolenza quella che viene servita con certi sorrisi, nondimeno comprime l'integrità dell'individuo. La risposta migliore a certi approcci la offre questa parte di un vecchio racconto, una battuta da tenere sempre a mente, non foss'altro perché potrebbe consentire a chi parla senza riflettere di - appunto - pensarci meglio, e magari informarsi, sganciandosi dai luoghi comuni. Non è mai troppo tardi per migliorare se stessi.
....Si avvicina con quel sorriso falso che credevo di aver dimenticato e, sventolando la mano attorno all'anca, sguaina denti innaturalmente bianchi. Me la butta là, prima cosa dopo anni che non ci vediamo: "DAI!! Ti vedo dimagrita!", ad un volume che zittisce per un attimo il chiacchiericcio della folla nel salone.

Lei è nientemeno che la donna che fu il mio capo in un ufficio di uomini, e fu lei ad allontanarmi dalla mia posizione, la mia obesità le era di imbarazzo. I rancori dell'epoca però li ho seppelliti da tempo, e il fatto che ora io lavori in proprio con grande successo mi ha restituito la stima in me stessa.

Eppure, eccola arrivare con quella frase. In effetti, dopo anni che non ci si vede, che cos'altro dovrebbe dirmi? Cos'altro potrebbe mai avere da dire? Basta quella frase per farmi sudare freddo, per riportarmi agli sguardi di ostilità che quell'ufficio riservava a una come me, passi che è donna.. ma è anche grassa. Oscillo per un attimo sui miei piedi, vorrei sottrarmi a tutto questo ma la serata è importante, non posso andarmene ora. Poi l'illuminazione, la guardo dritta negli occhi e con un'espressione preoccupata le rispondo: "E tu invece! Guardati! Mamma mia quanto sei ingrassata!"...
(esattamente su questo argomento consiglio di leggere anche questo post di DivaeNerd, grazie Layla!)

Quei cicci condannati alla demenza
La morbidità addominale può essere collegata allo sviluppo di demenza. Suona così il claim di uno studio che conferma alcune altre ricerche realizzato dal team di Susha Seshadri, ricercatrice della Boston University. La questione ci interessa perché i risultati di questa analisi iniziano a girare anche in Italia e, riportati senza molta cura, rischiano di costituire l'ennesimo luogo comune ai danni di ciccione e ciccioni. Si tratta, invece, di un'altra conferma dell'importanza di un approccio HAES all'intera questione.

Studiando le peculiarità fisiche di 700 soggetti (over 60, il 70% donne) è emersa una relazione tra una ridotta dimensione del cervello e l'obesità addominale, un dato già noto che non riguarda il peso della persona ma proprio la quantità di grasso presente nell'addome, una rilevazione possibile soltanto attraverso un esame specifico. A questa condizione, però, si aggiunge una accresciuta possibilità di sviluppare forme di demenza. Se la dimensionalità del cervello è in sé ininfluente sulle capacità cognitive, diverso è l'aumento del rischio di patologie di questo tipo.

Alla BBC, la ricercatrice ha spiegato che si tratta di risultati preliminari che "potrebbero migliorare la nostra comprensione dei meccanismi che legano obesità e demenza, con implicazioni importanti sulle strategie di prevenzione".

Secondo invece Susanne Sorensen della Alzheimer's Society, "non è granché sorprendente, dato che uno stomaco ampio è associato con pressione elevata, colesterolo e diabete, tutti fattori di rischio principali per la demenza". Non è dunque l'essere obesi in sé ad essere un fattore scatenante, lo è invece essere cicci e non mantenersi in salute.

Non è un caso che l'approccio HAES di cui parlavo, quell'Health at Every Size che punta a recuperare un rapporto corretto col cibo attraverso l'accettazione di sé e l'ascolto del proprio corpo, che in questo modo riscopre l'attività fisica come elemento centrale della vita ad ogni dimensione, ha già dimostrato di poter abbattere significativamente la pressione e il colesterolo dell'individuo obeso, ovvero i principali fattori di rischio per lo sviluppo di patologie cardiache e, ora, cerebrali.

Se non bastasse, HAES fa anche a polpette l'intero stigma anti-obeso con cui la grandissima maggioranza dei ciccioni oggi è costretto a fare i conti in ogni momento della propria vita sociale. Tutte le info a partire da questo sito.

Video/ Donne nel mirino fin da giovanissime
Ne parla succintamente ma in modo efficace un video collegato alle iniziative di Dove. Bella musica, bei testi e qualche pillola di saggezza. Per chi se lo fosse perso, eccolo qui di seguito.



Libertà Dimensionale alla conquista dei media

Sì, ok, il titolo è un po' sparato ma mi sono quasi commosso nel leggere una pubblicazione segnalata su WeightWatchers.com, un intero numero di Absolute Advantage dedicato ad HAES, quell'Health at Every Size di cui Cicciones ha parlato più volte e che è una diretta conseguenza dell'accettazione dimensionale in ambito clinico.

Il magazine, disponibile qui in PDF, si avvale tra gli altri del lavoro di Jon Robinson, medico e ricercatore della nutrizione presso l'Università del Michigan, nonché una delle menti più lucide nel ridisegnare l'intero approccio clinico alla questione del peso. Ed è proprio con un suo articolo che si apre, troppo lungo per sintetizzarlo qui. Basti, a titolo di esca per chi può leggere l'inglese, qualche passaggio chiave:
"L'isteria di massa sulla cosiddetta epidemia di obesità ha avuto numerosi effetti, tra questi: continua pubblicazione intenzionale di ricerche che tentano di creare collegamenti di casualità tra l'obesità e un'ampia varietà di malattie; continua pressione sulle persone (in particolare donne e bambini) affinché si adattino a interventi inefficaci e potenzialmente pericolosi al fine di perdere peso; un'opinione pubblica impaurita, ansiosa e confusa sui propri corpi, la propria salute e il proprio cibo"
Nel magazine, in più di 50 pagine, si affronta l'intera linea del fronte, la battaglia culturale che si sta compiendo per cancellare luoghi comuni privi di basi cliniche così come il ricorso a diete fallimentari, quelle stesse commercializzate da un'industria che è spesso la principale finanziatrice degli studi che considerano l'obesità la causa di tutto. Si parla anche del rapporto tra cibo, alimentazione e media, si mette finalmente una pietra tombale sulla BMI, l'indice di massa corporea che pur essendo totalmente inaffidabile viene ancora utilizzato da dietologi di tutto il mondo, e persino dall'OMS, per valutare le caratteristiche di un individuo.

Ma non ci si limita alle critiche. Una buona parte del magazine è infatti dedicata ad HAES, ossia quel mix di nutrizione rasserenata, piacevole attività fisica e accettazione di sé che secondo un numero crescente di medici è probabilmente la migliore risposta che si può dare alla cosiddetta "epidemia di obesità": individui felici di sé e in salute, a qualsiasi dimensione, possono meglio di qualunque imposizione governare la propria vita, la propria dimensionalità. E se ne parla in termini medici, in riferimento ai bambini, allo sport, all'approccio col cibo, al lavoro e via ancora.

Ce ne sarebbero molte altre da dire per descrivere questo numero della rivista, nel complesso mi sembra che rappresenti un ulteriore segnale di come, grazie al contributo autorevole di medici e scienziati, la Size Acceptance stia guadagnando spazio, con conseguenze potenzialmente fenomenali sulla salute di milioni di persone.

Le modelle recuperano qualche chilo al computer
Un numero sempre più elevato di riviste di moda, bellezza e salute utilizza Photoshop non solo per correggere certi "tradizionali" inestetismi di chi viene fotografato per quelle pubblicazioni ma anche per ingrassare chi è troppo magro.

Della cosa parla il Telegraph britannico in un pezzo che sta sollevando un certo interesse. Abituati da anni a vedere immagini "ritoccate" al computer per catturare maggiormente l'attenzione di chi guarda, nella moda come nella pubblicità, ora si è dinanzi ad un fenomeno orizzontale, di produzione. Con l'informatica si restituisce alle modelle troppo magre, ad esempio, qualche chilo in più, "per farle apparire più sane".

Il caso discusso è quello della rivista "Healthy" ("in salute"), che sulla propria copertina ha piazzato la foto di Kamilla Wladyka, modella che il magazine ha ammesso aver "rivisitato" dopo gli scatti, affinché non apparisse così scheletrica com'è nella realtà.

Ben lungi dal rappresentare una tardiva presa d'atto dei danni causati dalla magrezza ossessiva, quella che ancora condiziona l'immaginario di moltissimi, in maggioranza giovani donne, la scelta dei magazine ha una matrice commerciale: si utilizza un volto noto, di sicuro richiamo, e se manca qualche chilo non è un problema. Dal punto di vista culturale c'è persino chi balbetta di verità violate. A noi basta sapere che oggi l'immagine di una modella molto magra viene considerata di scarsa salute da certi editori. Una "novità" a cui speriamo seguano altre innovative consapevolezze.