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Questi sono i consigli di uno dei soci di SeoLab, Michal Gawel (direttore tecnico di Seolab e relatore al corso The Google Show) per avere successo con la SEO, come diventare consulente SEO e come avere successo con la propria azienda SEO.
Uno dei problemi più ricorrenti per chi si appresta a imparare le tecniche di SEO è che ci sono un sacco di persone che scrivono sul SEO, soprattutto in lingua inglese, con una caterva di informazioni e non si riesce a capire benissimo chi sta dicendo la verità. Queste informazioni vengono diffuse senza un contesto necessario per valutare i rischi e i benefici di ogni strategia. Così il neo SEO comincia a pensare alla strategia x e poi alla più importante strategia y sinchè x non viene sfatata e sosftituita da z.
Si ha bisogno di informazioni precise!
E’ vero che il campo del SEO è in continuo movimento, Google aggiorna spesso i suoi algoritmi ed è difficile stabilire una strategia ottima per ogni tipo di contesto e che non venga sfatata dopo un po’. Prendiamo in considerazione il Page Rank di una pagina internet. Qualcuno dice che è estremamente importante per altri non lo è molto. Questo perché nel corso del tempo si sono aggiunti altri parametri di valutazione come il nome del dominio, quando è stato creato, il grado di fiducia di quel dominio, quali anchor tex possiedono i link, in quale posizione si trova con determinate parole chiave, correlazione tra le parole chiave, …e non è finita qui. Sembra molto? Beh lo è. Sicuramente il page rank è importante per l’indicizzazione della pagina ma non per la classifica.
L’arte del SEO è oggi molto più raffinata e infatti in un’intervista del 2009 Amit Singal di Google ha detto: No one should feel, if I dismantle the current search system, someone will get upset. That’s the wrong environment. When I came, I dismantled [Google cofounders] Larry and Sergey’s whole ranking system. That was the whole idea. I just said, That’s how I think it should be done, and Sergey said, Great!
Le innovazioni creano nuove sfide e nuove opportunità. Non solo le strategie SEO cambiano nel tempo, ma cambiano anche di sito in sito. Un sito aziendale dovrà essere trattato in maniera diversa rispetto ad un sito destinato ad un’attività commerciale locale.
Capire gli algoritmi di Google è estremamente difficile, a volte gli stessi addetti ai lavori in Google non sanno cosa sta succedendo. I tecnici che lavorano sulla ricerca non possono conoscere ogni bit dei codici dato che Google ha effettuato almeno 450 modifiche agli algoritmi in un solo anno.
Allora a cosa serve questo Page rank dopo tutti questi cambiamenti?
Per esempio a determinare la fonte originale del contenuto quando esistono dei doppioni, ma per le classifiche su google serve a poco, in genere ciò che conta di più è la diversità dei link.
Allora su cosa concentrarci?
Il paradosso del SEO: Ciò che bisogna tenere in mente è che "più il nostro sito è indipendente da google e più google sarà interessato al nostro sito”, bisogna avere contenuti di qualità che soddisfano le ricerche dei clienti, usare testi semanticamente ben costruiti, fare una ricerca di parole chiave e usarla in maniera poco forzata, creare tags che facciano capire il tema principale di cui si parla. Qui risiede il paradosso del SEO bisogna forzare delle cose ma sforzandosi di farle sembrare il più naturale possibile.
Tornando al problema del reperire informazioni ecco a voi dei siti che danno informazioni utili sul SEO:
Il termine long tail, lunga coda in italiano, è stato coniato da Chris Anderson, il direttore di WIRED Usa nel 2004, anno in cui è uscito un articolo sulla sua rivista e poi ripreso nel suo libro The Long Tail: Why the Future of Business Is Selling Less of More (2006), una lettura consigliata per l’estate sotto l’ombrellone dei SEOs ;-).
Secondo la teoria della coda lunga circola maggior denaro “nella coda che non nella testa”. Per capire meglio guardate la seguente immagine:
Per capirci subito un sito come Wikipedia ottiene maggiori visite dai suoi approfondimenti meno popolari che da quelli popolari. Se un sito riesce a soddisfare i desideri delle minoranze ottiene maggiore successo rispetto ad uno che vuole soddisfare solo la massa.
L’obiettivo è quello di entrare nelle nicchie di interesse in modo da battere la concorrenza laddove non è ancora arrivata. L’Internet Advertising Bureau (IAB) ha pubblicato un video intitolato di “I am the long tail”, esempi di siti internet che rappresentano il cuore pulsante della coda lunga. L’ho trovato molto interessante e a tratti emozionante perché si coglie la passione con cui queste persone si dedicano a siti di nicchia.
Chiarito il concetto, cerchiamo di capire meglio come applicarlo al SEO. Invece di insistere su keywords secche come “scarpe” si insisterà su “scarpe jogging donna personalizzabili”. Costruire long tails non è molto semplice, bisogna pensare con la testa di chi cerca query meno generali a cui avevamo pensato con le parole chiave. Prendiamo un ulteriore esempio da Wikipedia.
Si tratta della paginA inglese Internet Marketing (http://en.wikipedia.org/wiki/Online_marketing) che ha un link verso “search engine marketing” che sarebbe la mid tail, mentre la long tail è best search marketing software, quindi ricapitolando:
Bisogna anche prestare attenzione a come disporre le keYwords e le longtails all’interno della pagina. Un ottimo modello da seguire sarebbe questo:
• Title – Search Marketing Software – Streamline Your SEM Efforts • h1 – What SEM Software Can Do for Your Business • h2 – The Best Search Marketing Software is Efficient Search Marketing Software • Etc.
Per creare le long tails migliori bisogna anche pensare come la gente potrebbe parlare del prodotto che volete vendere, in quali termini, quali parole userebbero e coprire quelle fette di mercato che i vostri competitori non coprono ancora. Per avere idee bosgna usare lo strumento di Google per le keywords e usate anche i vostri dati come Analytics e il Webmaster Tool.
Nel Novembre del 2003 c'è stato un cambiamento in Google che nella storia del SEO viene chiamato Florida update. Se prima era possibile mettere in una pagina tutte le keywords possibili per salire di posizione, oggi Google punisce chi fa un uso spropositato di parole chiave.
In questo video è lo stesso Matt Cutts di Google a spiegare perchè il sovraccarico di parole chiave può portare ad una punizione da parte di Google.
Quali sono allora gli escamotages per inserire le parole chiave ma in modo che Google non si infastidisca?
alternate tra il plurale e il singolare delle parole chiave
Usate Sinonimi
Aggiungete diversi elementi che modificano la keyword
Cambiate l'ordine delle parole
C'è un tool per il Seo chiamato Quintura che vi aiuta a visualizzare una mappa di parole chiave. Questa per esempio è quella che viene chiamata Quintura-cloud per la parola cookie.
Anche Google offre uno strumento simile. Si tratta del word relationship tool ed è molto utile per variare e per avere nuvi spunti per parole chiave. Gli algoritmi di google pare che oggi interpretino la correlazione semantica tra le parole e, meno uso spropositato di parole chiave e più correlazione semantica può aiutare a indicizzare il vostro sito. Gli studi di linguistica possono tornare molto utili se si lavora come SEO peccato che nell'Università dove ho studiato nessuno abbia mai toccato tale argomento, forse perchè se non ci sei dentro è molto difficile capire.
Sono tornata da un po' da Tel Aviv, pochi giorni prima del blitz alla Freedom Flotilla e vi anticipo che questo non è un post in cui prendo le parti dell'uno o dell'altro. Prima di partire avrei voluto trovare informazioni interessanti sulla cultura, sui posti da visitare e ovviamente ci sono, ma bisogna scavare.
A Tel Aviv ho incontrato tante persone con storie interessanti. C'è un mix pazzesco di culture diverse e, al contrario di quello che si pensa, arabi e israeliani convivono pacificamente a Tel Aviv. Anche a Gerusalemme non mi è sembrato di vedere asti tra le due fazioni.
In Israele ho fatto un po' vita da turista nei weekend ma durante la settimana lavoravo. La mia azinda si trova sulla Rotschield in un bel grattacielo chiamato Einav Tower. E ora vi dico una cosa che fa rimanere senza parole gli italiani: Una volta alla settimana veniva il massaggiatore Shatsu in ufficio! Durante le sedute abbiamo chiacchierato un po' e pare che a Tel Avi sia del tutto normale avere un massaggiatore in azienda.
Ma Tel Aviv non a caso viene chiamata la Bolla: è in Israele ma ortodossi se ne vedono poco, i giovani sono sempre in giro e a far feste e ci sono molte aziende di Hi-tech e Internet. Come mi è stato spiegato da una ragazza ebrea di Torino che ho incontrato una sera al Gordo, un bel locale sulla Gordon Beach, gli israeliani hanno lavori abbastanza normali, ma quelli che lavorano nell'hi-tech e nelle aziende di webmarketing sono dei privilegiati. Abbiamo chiacchierato molto e mi ha consigliato un libro START UP NATION scritto da due giornalisti israeliani. L'ho comprato il giorno dopo in una libreria su Dizengoff, la via centrale dove avevo l'appartamento.
L'ho quasi finito e sicuramente se lavorate in questo campo risulta ancora più interessante perchè spiega da dove sono nati i principali Start ups di Israele, una nazione che nonostante 3 grandi guerre e ricorrenti problemi politci conta un gran numero di aziende quotate in borsa. Tutto quello che c'è scritto sugli israeliani: la loro intrapendenza, la mancanza di gerarchia e il loro essere aperti, non posso far altro che confermarlo. E' sicuramente quello che mi ha colpito di più. Secondo me è uno dei posti migliori in cui andare per imparare, e vale molto più dei tanti master e pseudo corsi di formazione che vanno tanto in Italia in cui ci vedo davvero poca pratica. Il mio consiglio è viaggiate, parlate con la gente e vi arricchirete sotto ogni punto di vista. La prossima tappa è Tokyo ;-)
Io non sono una MacOSSESSA, ma ho deciso di lanciarmi e la domanda per me che lavoro almeno 12 ore al pc come SEO sorge spontanea. Avrò tutti i miei strumenti SEO?
Facciamo una lista di quello che ci serve per trasformarci in SEOsX:
Firefox: nonostante Safari sia il browser nativo e storico dei Mac, Firefox ed i suoi plugin sono ancora uno strumento irrinunciabile per i SEO (e non solo). La versione 3.0 è migliorata molto in termini di prestazioni grazie a parte del codice scritto in COCOA. I plugin compatibili anche con l’ultima release e che suggerisco di utilizzare sono completamente gratuiti: a. SearchStatus, l’estensione di Craig Raw offre dei comodissimi shortcut alle query/comandi più usati dai SEO (back link-, site-, robots-checker, whois, etc.); b. WebDeveloper, l’essenza dei plugin per Webmaster scritto dal grande Chris Pederick (autore anche del plugin User Agent Switcher); c. Rank Checker per controlli al volo dei posizionamenti, per check più approfonditi e avanzati consiglio i programmi desktop più stabili (vedi punto 3.); d. Seo for Firefox comodo “nofollow” checker per i pigri oltre ad essere un generatore di serp “inforich”; e. User Agent Switcher; qui trovate la lista dei principali user-agent non molto aggiornata. Chris Pederick ci offre un vero simulatore dello spider. Alcuni degli usi che se ne possono fare non sono proprio SEO…..
Alzi la mano chi non conosce Xenu Link Sleuth per PC? Un software di simulazione dello spider e di analisi dei broken link, dei server headers e dei redirect; per giunta gratuito. Ecco l’equivalente per OsX: a. Integrity è la soluzione ideale, con la possibilità di settare anche User-Agent personalizzati. E’ completamente gratuito.
L’installazione di Parallels sembra obbligatoria per non rinunciare allo strumento principe di ogni lavoro SEO: il Rank Checker. Il monopolio pressoché indiscusso di WebCeo e la scelta della software house di non pubblicare la versione per OsX, sembrava lasciare poche alternative. Mi sono però imbattuto nella ricerca di uno strumento nativo. Con meraviglia e stupore ho trovato tre strumenti validi ed alternativi al WebCeo virtualizzato (che peraltro funge egregiamente): a. Rank Tracker con oltre 365 motori in cui eseguire la ricerca. Abbastanza semplice ma efficace, lontano anni luce dalle features di WebCeo. Due versioni con prezzi e funzioni decisamente differenti: Pro $ 87, Enterprise $ 267. b. SERank ottimo prodotto di cui sono Beta Tester ufficiale . Anche in questo caso sono due le versioni: Standard $69,95 e Professional $ 99,65. Strumento ancora giovane ma intuitivo ed in continuo aggiornamento. Da tenere d’occhio; c. Advanced Web Ranking prodotto stupendo, disponibile anche in lingua italiana, innumerevoli funzioni, supporto e aggiornamenti impeccabili. E’ il WebCeo per OsX, anche se in realtà, la software house ha scommesso su di un prodotto multipiattaforma: Win, OsX, UniX. Meriterebbe un post a parte. E’ offerto in quattro versioni: Standard $ 99, Professional $ 199, Enterprise $399 e Server $ 599. Qui le differenze.
Oltre i numerosi tool online che svolgono un lavoro egregio, spesso si sente l’esigenza di utilizzare strumenti Desktop più avanzati. Alcune funzioni e limiti degli script online, vengono infatti spesso superati grazie a questi software. Sitemap per siti di grandi dimensioni, ID nelle url da eliminare o estensioni di file da filtrare, sono operazioni che solo alcuni programmi sono in grado di eseguire: a. iGooMap, è il mio generatore di sitemap preferito. Non perde un colpo, anche se non ha ancora la funzione di simulazione dello User Agent, che troviamo invece in GSite Crawler per Windows (peraltro gratuito). Costo $ 24,95. b. Rage Sitemap Automator della stessa casa produttrice di SERank. A mio avviso molto simile al primo software, unica differenza l’interfaccia grafica meno accattivante e meno intuitiva. Del tutto simili anche nel costo: $ 29,95; c. Map It Sitemapper. Funzioni molto poco evolute e prodotto oramai datato. Costo $ 19,95.
Insomma sinora avevo 1000 scuse per non passare a Mac, ora sembra non ce ne siano anche se cambiare le mie abitudini, soprattutto ora che sono stracolma di lavoro un po' mi secca. Io consiglio di averli entrambi. Un PC e un iMac ( almeno quello è il progetto) . Attualmente l'unico oggetto Apple che possiedo è un iPod Touch da 32 e, nonostante questa febbre da iPhone 4, ho appena comprato un bel telefono con Android ( il DROID) e sono del tutto convinta che sia meglio di un iPhone.
iPad invece mi sembra una bella presa in giro e aspetto la risposta di Amazon Kindle. SEOsX sarà che non ce l'ho ancora tra le mani, ma non vi capisco. Non mi convincete affatto. Ma attendo che qualcuno mi converta...
In genere da SEO non amo lavorare con Italiani. Quando un italiano mi chiede di aiutarlo a far salire il suo sito io dimentico completamente che potrei guadagnarci perchè è più la fatica di far comprendere quello che andrò a fare che il resto. Certo già il fatto che si stia interessando all'ottimizzazione di siti internet è qualcosa. In genere funziona così: Ci si fa fare un bel sito internet da un'agenzia e finisce lì. E come vi trovano così???
Far fare un sito senza una consulenza SEO è estremamente controproducente perchè gli url probabilmente non saranno SEO friendly, perchè non si baderà ai META, non si baderà al contenuto che dovrebbe essere redatto da un bravo SEO writer con una certa densità di keywords e links.
In Italia siamo estremamente indietro da questo punto di vista. Qui sotto trovate la presentazione di Rand Fishkin di SEOmoz in cui si parla di un investimento in SEO negli Stati Uniti di 1,5 miliardi, una cifra cui un italiano stenterebbe a credere! Questo giusto per farvi capire quanto sia importante rivolgersi ad un SEO per far apparire il proprio sito nei motori di ricerca. Le migliori aziende di webmarketing non hanno solo informatici, ma anche dei bravi SEO. Se volete un sito internet per promuovere il vostro prodotto non fatevi fare un sito internet prima di aver chiesto il parere di un esperto di indicizazione dei siti internet.
Paolo Giordano ha scritto un articolo per La Stampa che riguarda principalmente chi non potrà vivere questo meraviglioso incontro con una lingua che ha cambiato la vita ( a me tantissimo) a tutti quelli che l'hanno studiata con passione. Leggete, divulgate e non fate scomparire lo studio di questa lingua dal nostro paese! Ci tenevo a postare questo articolo in nome dei ben 10 anni di serendipità che ho vissuto studiando tedesco.
9/5/2009 La Stampa La solitudine degli studenti di tedesco PAOLO GIORDANO*
L’omologazione non ha a che vedere soltanto con la marca di scarpe indossate («Voglio anche io le Converse». «Ma se non ti sono mai piaciute». «Sì, però le hanno tutti»), con la lunghezza della frangia, oppure con i piercing e i tatuaggi sparpagliati per il corpo. Queste non sono che le sue forme più riconoscibili e, con buona probabilità, le più innocue. L’omologazione, quella profonda, è legata piuttosto al percorso, alle esperienze accumulate, alla formazione. Nasce, prima che dalla voglia - lecita e spesso passeggera - di annullare le differenze con i propri coetanei, da una certa indolenza, spesso di natura genetica e quindi trasmissibile dai genitori ai figli.
L’omologazione è la strada più ovvia, quella che viene naturale percorrere, se ci si abbandona mollemente al flusso biologico e sociale dell’età che avanza. Il rischio è di trovarsi, a un certo punto, incastrati in un canneto, o peggio ancora, in balia delle rapide, sbatacchiati malamente da una roccia appuntita all’altra, incapaci di fare due bracciate per portarsi in salvo. Di solito avviene quando è già troppo tardi, quando, per rispondere alle domande cruciali su di sé, che tanto prima o poi arrivano - ma chi sono io? Che cosa ho di veramente speciale? - viene in mente solo il silenzio. Per mettersi al riparo da questo insidioso senso di nullità (già dilagante tutto intorno a noi), occorre crearsi dei punti di forza, occorre scegliere - in definitiva, si tratta davvero di scegliere - delle peculiarità che rendano unico il nostro percorso in mezzo agli infiniti altri. Proprio per questo, la lettura, così spesso chiamata in causa con una retorica fastidiosa, costituisce un’opportunità reale, perché allarga la nostra esperienza, spesso così «ovvia», ad altre, più straordinarie, lontane e imprevedibili. Ma non è che un esempio. Si può praticare un’arte marziale dal nome impronunciabile - ninjutsu, taijutsu, viet vo dao, tae kwon do - e abbracciarne la filosofia connessa, si può vivere approfonditamente i Vangeli, imparare a memoria la formazione del Chelsea e del Manchester, suonare l’oboe, oppure imparare il tedesco. Dal mix di diverse discipline, meglio se molto specifiche, nascerà infine una formazione unica e - potete scommetterci - una personalità unica.
Fra le possibilità menzionate, io ho scelto, in parte per curiosità e in parte per accidente (un modulo di iscrizione consegnato davvero troppo in ritardo), di studiare il tedesco alle scuole superiori, nella sezione B del Liceo Scientifico «Gino Segrè» di Torino. Per questo, quando ho sentito dell’appello che i ragazzi della mia sezione (come si chiamano? Discendenti? Posteri?) hanno fatto tramite i quotidiani, affinché il tedesco non sparisse dalla loro scuola, a causa delle poche iscrizioni e delle nuove perfide norme approvate dal ministro Gelmini, mi sono sentito chiamato in causa. E il primo pensiero che ho fatto è stato: sarebbe un peccato, davvero un peccato, che un’opportunità del genere venisse cancellata, sarebbe un passo in più verso un’insipida omologazione. Perché, se c’è un aspetto più degli altri che mi fa percepire come speciale la mia formazione liceale, è proprio lo studio del tedesco, della lingua come della letteratura. So bene quello che si dice in giro: «Il tedesco? Ma sei pazzo? È difficile. Pensa che ha il nominativo, l’accusativo eccetera... Come si chiamano? I casi, ecco, come il latino. E poi è una lingua dura». Parzialmente vero. Vero. Del tutto falso, rispettivamente. Non è una lingua semplice (quale lingua lo è, d’altronde?), è senz’altro molto strutturata (quindi fa anche molto bene alla testa), ma non è affatto «dura» o «sgradevole», e chiunque mastichi un po’ di tedesco lo sa bene.
L’inglese è indispensabile, ce lo ripetono da anni e lo ripeto anch’io. Il tedesco è un di più, ma è un di più che, una volta imparato e visto da una distanza sufficiente, risulterà altrettanto indispensabile, perché farà la differenza, quando un uomo corpulento dall’altra parte di una scrivania vi domanderà minaccioso: «E... quali lingue parla?».
Ora, il problema dei ragazzi della sezione B, la mia sezione B, è semplice e cruciale: se non ci sono abbastanza iscritti, la classe di tedesco non si può formare e l’intera sezione perderà la sua insegnante. Il messaggio di questo articolo è altrettanto chiaro: iscrivetevi - iscrivete i vostri figli - alla sezione di tedesco, voi, ragazzi di terza media, che il prossimo anno farete il grande salto e voi, genitori degli stessi ragazzi, che li tirerete su dalle braccia per aiutarli a saltare. Non iscrivetevi/inscriveteli per salvare la sezione B, ma per salvarvi/salvarli dall’omologazione. Di sicuro questo non basterà, ma è un’occasione, e le occasioni, si sa, vanno prese quando si presentano, una alla volta. Dopo, sarà già troppo tardi. Herzliche Grüße.
*autore del romanzo «La solitudine dei numeri primi»
"Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita, non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più, ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi. All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio.”
Marcel Proust-Dalla parte di Swann
Ecco qui sotto la ricetta:
75 g di burro2 uova intere+ 1 tuorlo
70 g di zucchero
mezza fialettina di aroma d'arancio
60 g di farina tipo 00
2 g di lievito
2 g di sale
Sbattere le uova intere e il tuorlo in un recipiente. Nel frattempo fare fondere il burro in un pentolino. Unire l'aroma d'arancio e lo zucchero alle uova sbattute...sbattete tutto per bene con una frusta. Mescolate la farina con il sale e il lievito e versate sulle uova sbattute. A questo punto mescolate utilizzando ancora la frusta o se preferite una spatola per ottenere un impasto omogeneo. Versate il burro caldo e continuate a mescaolare. Coprite con pellicola, appoggiandola proprio sull'impasto. Mettete in frigo due ore. Accendete il forno a 210 gradi e aspettate che sia ben caldo. Versate l'impasto e informate per 10 minuti...sui 5 minuti abbassate a 170...Togliete dal forno, staccate le conchigliette e aspettate che siano ben fredde!
Comprata la Moleskine di New York. Contiene la mappa della rete metropolitana con la lista delle stazioni e l'indice delle strade in ordine alfabetico e 12 fogli Post it trasparenti e riposizionabili per tracciare i percorsi e condividere gli itinerari. Si accettano consigli da chi ci è stato. Cosa non mi devo perdere assolutamente?